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VERBANIA – 08.10.2018 – Per quella Fiat Panda 4x4 a gpl

adocchiata su internet aveva pagato con una ricarica Poste-pay un acconto di 100 euro ma il venditore, ritenendo la cifra insufficiente, ne aveva chiesti almeno altri 100. Con 200 euro l’acquirente ossolano s’era “guadagnato” il diritto di visionare il veicolo e concludere l’affare. L’utilitaria si trovava a Mantova e, ricevute le coordinate, il cliente partì per la Lombardia, dove però ebbe un’amara sorpresa. All’indirizzo indicato, una via in pienissimo centro storico, trovò un palazzo storico con una parrucchiera al piano terra e uffici e abitazioni a quelli superiori. Insomma, una truffa in piena regola per la quale chiamò subito i carabinieri e sporse denuncia. Gli elementi che aveva con sé per identificare colui che s’era intascato i 200 euro erano il numero di cellulare al quale aveva telefonato –l’interlocutore era un uomo– per trattare l’acquisto della Panda, e la carta Poste-pay che aveva ricaricato. La prima pista si rivelò infruttuosa, la seconda ha portato a una donna che, a sua volta, ha chiamato in causa una terza persona, dicendo (con tanto di querela) di essere stata pagata per attivare più carte Poste-pay.

Il faro degli investigatori s’è quindi spostato su un uomo residente a Gallarate con innumerevoli precedenti di polizia per episodi simili e che, per la stessa Panda che cercava di acquistare l’ossolano, pare abbia frodato altre decine di persone. Rinviato a giudizio dal Tribunale di Verbania, è stato assolto per la mancanza di prove, perché gli elementi portati in giudizio non hanno permesso di identificarlo come l’autore delle telefonate, né come colui –al processo non è nemmeno stata citata come teste l’intestataria della Poste-pay– che si sia intascato i soldi.

 

 

 

 

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