1

fb pc

VERBANIA – 07.10.2018 – “Prima o poi prenderò il fucile…”.

Finiva così, pubblicato nella prima serata del 13 giugno 2015, il post con cui una settantenne esercente, titolare di un’attività nel Cusio, si lamentava del “vicino di casa, o meglio l’inquilino del piano di sopra”, reo di disturbarla. Sedie strisciate, tacchi che battono sul pavimento e porte sbattute “ad ogni ora del giorno e della notte” erano fastidi non meno dei ‘bisogni’ del cane lasciati in giardino o “del cigolare del letto e non solo… con l’amante di turno in modo che tu sia presente al suo divertimento e non dorma mai”.

Al navigatore medio del social network che l’avesse letto, quel messaggio sarebbe apparso solo come uno sfogo. Non agli occhi della nipote, che ricevette sullo smartphone lo screenshot catturato dal fratello e che, sentendosi chiamata in causa poiché residente nell’alloggio di Omegna sovrastante il suo, decise di sporgere denuncia. Diffamazione aggravata è il reato per cui ha chiesto alla Procura di perseguire la zia, che è finita a processo ma che, pur confermando testo e paternità del post, smentisce che il bersaglio fosse la nipote. “Dal 2014 vivo a Verbania (i fatti sono del 2015, ndr)”, ha raccontato al giudice Rosa Maria Fornelli, spiegando d’essersi separata dal marito e d’aver preso residenza a Verbania, nell’appartamento pallanzese dell’anziana madre, come ha sottolineato il suo avvocato Luca Ruppen esibendo un documento con valore legale. “Ce l’avevo coi vicini del piano di sopra, ragazzi giovani che avevano preso un appartamento in affitto”, ha aggiunto precisando di non conoscerne il nome. Sui lamentati rumori molesti la sorreggono la testimonianza d’una amica e della figlia, che ha confermato anche i domicili separati di mamma e papà. Anche lo stesso marito dell’imputata ne ha accreditato la versione.

Che tra zia e nipote (costituita parte civile nel processo) non corra buon sangue è confermato da precedenti battibecchi per analoghi motivi che fanno ritenere alla giovane –così come il fatto di possedere un cane e d’avere un giardino comune– d’essere stata insultata e diffamata. Avrebbe subito, così ha spiegato al giudice, un rilevante danno alla reputazione per avere addirittura ricevuto nella buca delle lettere (si suppone per il riferimento ai rapporti amorosi citati nel post) biglietti con richieste d’appuntamenti. Il fratello, colui che l’aveva avvisata del post girandole lo screenshot, ha riferito anche della gelosia del compagno di lei, che viveva fuori provincia e che vedeva solo a settimane alterne.

Acquisite le prove, toccherà ora al giudice valutare le due versioni nell’udienza fissata il 26 ottobre per discussione e sentenza.

 

 

 

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.