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VERBANIA – 04.10.2018 – Era spaventato,

è stato aggredito, ha chiamato i carabinieri, ma non vuole che il figlio abbia guai con la giustizia. È una lite in famiglia degenerata che, tuttavia, non ha lasciato strascichi e che oggi è stata superata e dimenticata quella che il 28 febbraio dell’anno scorso coinvolse una famiglia di migranti africani. Il papà, 56enne originario della Costa d’Avorio, allora viveva a Intra in famiglia con la moglie e con il figlio di 27. Il rapporto con quest’ultimo in quel periodo non era per nulla sereno. Ai rimbrotti e agli sproni a impegnarsi di più e a non oziare seguivano forti alterchi, a volte violenti. In quell’inizio del 2017 le discussioni erano state pesanti ed erano diventate manesche, tanto che il padre aveva sporto una denuncia. Il 28 febbraio si verificò uno di questi episodi. Per una lite che lo stesso genitore definisce mossa da motivi banali – “che non ricordo neanche più” – il giovane reagì mettendogli le mani al collo e minacciando di ammazzarlo. Il padre riuscì a divincolarsi e chiamò i carabinieri il cui intervento, verbalizzato, divenne una notizia di reato che ha avviato il processo per minaccia aggravata per il quale il figlio è attualmente a processo al Tribunale di Verbania. Processo che il genitore vorrebbe non si celebrasse, e non solo perché comprensibilmente intende tutelare il ragazzo, ma anche perché quella fase turbolenta s’è conclusa nel momento in cui il giovane ha lasciato l’Italia e sta cercando la sua strada in Spagna. Nel raccontare, anche con dolore, al giudice Donatella Banci Buonamici le vicende oggetto del procedimento penale, il 56enne ha formalmente rimesso alla querela. Per le minacce aggravate, tuttavia, il reato è procedibile d’ufficio e aver ritirato la denuncia non è detto che risolva la questione, a meno che non cadano le aggravanti. Preso atto di questa novità il giudice ha disposto il rinvio per notificare la remissione all’imputato, fissando come nuova data il 9 gennaio 2019.

 

 

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