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VERBANIA - 03.10.2018 - Il meccanismo era ben rodato,

e i protagonisti - tutti con precedenti specifici - erano professionisti. "Professionisti del crimine" li ha definiti il comandante provinciale dei carabinieri Fabio Bellitto, questa mattina alla conferenza stampa dell'operazione "Mariner 1" che ha portato in carcere 13 persone, appartenenti a due diversi sodalizi criminali legati tra loro dal furto di ottone. Una banda, composta da romeni e ucraini compiva i furti in aziende che trattano il metallo - rubinetterie o fabbriche di valvole -, l'altra, un sodalizio formato da italiani, si occupava di trasformare il metallo rubato e di piazzarlo sul mercato regolare. Sedici i furti o i tentati furti accertati dagli inquirenti di Verbania dall'aprile del 2017 all'ottobre dello stesso anno, per un bottino stimato a poco meno di 400.000 euro. L'ottone, che sul mercato ha un costo di 5.000 euro a tonnellata, era stato prelevato da aziende del Cusio, del Novarese, del Varesotto e ancora del Bergamasco, del Vercellese, della Brianza. Ammonta a 70 tonnellate la quantità rubata. Non si esclude ai sodalizi possano addebitarsi altri furti.
Coordinati dal pm Gianluca Periani, i carabinieri del Nucleo investigativo di Verbania guidato dal capitano Stefano Covolo hanno avviato le indagini in seguito a un tentato furto alla Mariner rubinetterie di Gravellona Toce. Era il 16 agosto del 2017, i ladri avevano cercato di fare irruzione sfondando l'ingresso e oscurando con lo spray i sensori del sistema di sicurezza, ma nonostante l'accorgimento, l'allarme scatta egualmente  mettendo in fuga i ladri. Nella ditta tocense, peraltro, solo pochi mesi prima - a fine 2016 - era stato consumato un altro importante furto di metallo con danni qualificati in 250.000 euro. Passano pochi giorni e, il 21 agosto, ai carabinieri di Alzo di Pella giunge la denuncia di una rubinetteria di San Maurizio d'Opaglio che ha subito un furto con analoghe modalità, anche lo spray bianco adoperato per "disinnescare" le videocamere è uguale. La mano sembra proprio la stessa, il primo collegamento è fatto. Le indagini si ampliano, anche la complessità aumenta man mano che dai vari comandi dei carabinieri giungono a Verbania notizie di furti o tentati furti con simili modalità: i ladri a volte con un muletto delle stessa ditta, sfondano cancelli o abbattono muri posti sul retro del capannone, entrano e, servendosi spesso di un mezzo della stessa impresa, a volte rubando il furgone da ditte vicine, si allontanano con il loro carico metallico. Partendo dalle immagini riprese dalle videocamere collocate nei paraggi delle ditte derubate, approfondendo con pedinamenti e accertamenti diversi, i carabinieri ricostruiscono movimenti, modalità e protagonisti.
I componenti della banda dedita ai furti usano ritrovarsi in una sala scommesse di Fagnano Olona (in provincia di Varese). E' il loro "quartier generale", il punto dal quale partono per i loro sopralluoghi nelle ditte che trattano il metallo in mezzo nord Italia; qui ricevono le telefonate - spesso facendo loro pressione - di Roberto Vivino, pregiudicato agli arresti domiciliari che gli inquirenti identificano come il vero titolare dell'azienda di trasformazione metalli di Monza-Brianza intestata a un prestanome: Christopher Zito, che nell'impresa sembra essere solo un operaio. Vivino, impossibilitato a muoversi di casa, dirige l'attività via cellulare, col supporto del padre Giuseppe e di un socio, Michele Lomabrdo. Tutti arrestati.
Per gli inquirenti, nottetempo la banda di romeni e ucraini si metteva in moto, non tutti gli arrestati partecipavano a tutti i furti accertati, ma ciascuno di essi ricopriva un ruolo ben definito.
Tre identificati come gli autisti del gruppo: Roman Hilavytskyy, Ostafiychuk, Inout Baragan. Gli altri arrestati sono: Antonio Cristian Gervasio, Marut Olteanu, Vitaly Ryabko, Cananau Gheorghe, Gelu Costel Ferraru, Vincenzo D'Alfonso. Compiuto il furto, il materiale veniva stoccato in un deposito e in mattinata trasportato nell'impresa del Vivino per essere trasformato in brevissimo tempo e reso irriconoscibile, in maniera tale da poter essere subito immesso sul mercato. Il guadagno era notevole, essendo il materiale rubato rivenduto a prezzi correnti. In un caso, relativo all'ultimo furto accertato il 12 ottobre a Bolgare (in provincia di Bergamo) i carabinieri sono riusciti a rintracciare 32 quintali di valvole per estintori, pronte per essere distrutte.
Completato il complesso quadro probatorio, ieri mattina i carabinieri di Verbania, col supporto dei militari di Milano, Varese, Lecco e Bergamo (province dove gli arrestati risiedevano) sono scattate le manette per i 13, portati in carceri diverse e accusati a vario titolo di furto aggravato in ditte di metalli, ricettazione e trasferimento fraudolento di valori. Per tutti, l'associazione a delinquere.  Per due soggetti è stato invece disposto l'obbligo di firma, essendo accertata la loro partecipazione in un solo episodio.

Nel Vco i carabinieri hanno potuto accertare il solo tentato furto del 16 agosto 2017 a Gravellona; diversi invece i furti consumati o i tentati furti in ditte del Novarese: a Invorio (7 aprile)due a Gragallo e uno a Oleggio (3 luglio); Garbagnate (30 luglio), San Maurizio d'Opaglio (21 agosto), Romagnano Sesia (30 agosto), tre i furti nel Vercellese il 15 maggio, due a Crescentino e un tentato furto a Pila l'11 novembre. Tre i colpi a Verano Brianza (Mb); il 21 agosto, il 30 agosto e il 12 ottobre. Infine, il 9 settembre un furto consumato a Caronno Varesino.  

Antonella Durazzo

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