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assunta bottacchi

VERBANIA – 30.09.2018 – È nata poche settimane

prima che finisse la Grande guerra e nella sua lunga vita –che giovedì ha tagliato il traguardo del secolo di vita– ha accudito l’orto e gli animali, gestito un bar e un ristorante e, soprattutto, cresciuto otto figli. Giuditta Bottacchi vedova Martinelli, conosciuta da tutti come Assunta, è il paradigma della generazione delle donne nate nella prima metà del ‘900. Donne forti, semplici, operose, che non hanno avuto una vita facile, ma che l’hanno affrontata sempre a testa alta, con tenacia e impegno. Nata a Esio, in quella che oggi è una frazione di Premeno ma che allora era un comune autonomo, oltre al normale lavoro nell’orto e con gli animali da cortile, gestiva in paese, anche nel periodo della seconda guerra mondiale, un bar-tabaccheria. Con il matrimonio s’è trasferita ad Arizzano. Negli anni ’60 ha aperto e condotto la trattoria-ristorante La Tavernetta. S’è poi trasferita a Intra, iniziando a frequentare la parrocchia di Maria Ausiliatrice, dove sino a un paio d’anni fa si occupava ancora di suonare le campane. Nel frattempo è rimasta vedova, capofamiglia di un nucleo numeroso, composto da quattro maschi e altrettante femmine. Domenico e Arturo sono prematuramente scomparsi, ma alla festa per i suoi cent’anni c’erano tutti gli altri: Mariuccia, Luigia, Piera, Rosanna, Romano e Andrea con le rispettive famiglie. Gli ultimi due vivono con lei e si occupano delle sue necessità perché, anche se è ancora in salute nonostante un intervento chirurgico cui è stata sottoposta, non ha più le forze e le energie di un tempo. Energie che non le permettono più di seguire l’orto ma che ha raccolto nel giorno sella sua festa per accogliere la visita delle persone care, tra cui il suo parroco, don Enrico Zeroli. A lei sono giunti anche i telegrammi di felicitazioni dei sindaci di Verbania e di Premeno.

 

 

 

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