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consiglio comunale vb vecchio
VERBANIA – 08.07.2015 – Cambiano i tempi, il mondo si rimpicciolisce,

la comunicazione si espande. Ma c’era un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui c’era solo il telefonino – ma prima neanche quello – e la politica seguiva regole e liturgie ben precise. Come per il Consiglio comunale, dove la presenza era obbligatoria, il controllo stringente, le scuse stavano a zero. Dove ci si guardava in faccia tra schieramenti opposti con molto più garbo di quello attuale, ma dove anche all’interno dei partiti c’erano rigore e disciplina.

A Verbania ci sono alcune storie curiose, casi passati alla storia, che ancora oggi strappano un sorriso quando li si racconta, anche solo come nota di costume. Come quella volta che il sindaco di allora, Francesco Imperiale, socialista, uomo di estremo garbo e stile, chiese la sospensione della seduta e l’allontanamento del pubblico. Si era in estate, il caldo era insopportabile e Imperiale, un gentleman, fece notare al consigliere dell’estrema sinistra che non era opportuno presentarsi in ciabatte. Finita la strigliata a porte chiuse, il pubblico rientrò e si andò avanti. Le ciabatte non si videro mai più.

Una volta i capigruppo controllavano con attenzione il numero legale, quello che l’altra sera è nettamente mancato. Gli “antenati” di Davide Lo Duca (attuale capogruppo Pd) erano i vecchi marpioni del Pci-Pds, del Psi, della Dc, che stavano molto attenti. E quando capitavano assenze “strane” o che ponevano a rischio il numero legale, facevano di tutto per rimediare.

Negli anni s’è vista una consigliera, convocata seduta stante via telefono perché serviva il suo voto, arrivare trafelata con il solo cappotto a nascondere il pigiama. Votò e tornò tra le braccia di Morfeo.

S’è visto quel capogruppo che aveva dato forfait per un appuntamento galante, provocando una colossale incazzatura del suo sindaco che lo mandò a chiamare lanciando strali verbali fin quando non comparve spettinato come se si fosse appena rassettato.

S’è visto un uomo convalescente accompagnato in aula dai colleghi per, stoicamente, compiere il suo dovere.

S’è visto – il caso forse più clamoroso – un capogruppo lasciare Palazzo Flaim, percorrere a piedi pochi metri per piombare in discoteca e strappare al “vizio” il consigliere che aveva pensato bene di svagarsi.

Ma è capitato anche, al contrario, che una sera il Consiglio fosse finito molto presto. Troppo presto. Ci fu un assessore, uomo di mondo prima che politico esperto, che disse con saggezza: okay ragazzi, prima di andarvene avvisate a casa che siete di ritorno. Non si sa mai…