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GHIFFA – 07.07.2015 – Un cantiere più che una spiaggia,

con rottami di ferro, pezzi di cemento, tondini per armare, ruspe posteggiate, alberi tagliati e tronchi messi a terra a formare un sentiero. È questo l’aspetto della spiaggia dell’Incrino, il lembo di Lago Maggiore che si trova prima dell’abitato di Ghiffa, pochi metri prima della cosiddetta Cà di ladar. Quella che a tutti gli effetti è una spiaggia pubblica, censita dall’Arpa e per la quale vengono monitorate le acque ai fini della balneazione, da aprile è una sorta di cantiere. Nella parte di terreno retrostante, infatti, il proprietario è intervenuto tagliando le piante e mettendo sottosopra il terreno. “È accaduto il 1° aprile, ma non è stato uno scherzo – dice Tiziano Auguadro, insegnante in pensione, velista e frequentatore della spiaggia da quasi trent’anni –. Ho presentato un esposto dettagliato alla Procura perché, nonostante il sindaco avesse autorizzato l’abbattimento di tre piante, è stato fatto uno scempio, costruendo anche una strada abusiva. È intervenuta la Forestale, hanno aperto un fascicolo. Intanto tutto rimane così. È un delitto…”.

E siccome da aprile a luglio sono passati più di tre mesi, in questi giorni Auguadro ha avviato una raccolta firme per sollecitare il sindaco di Ghiffa a intervenire. “Ne ho raccolte una cinquantina solo tra chi frequenta la spiaggia – aggiunge –. Non sto andando a fare il porta a porta, non mi interessano i numeri. Mi piacerebbe però che si facesse qualcosa”.  

L’area oggetto dell’intervento è effettivamente del privato. Il bagnasciuga però è demaniale, esiste una spiaggia pubblica e di libero accesso a tutti. Che quest’operazione abbia creato problemi è noto anche al sindaco, Matteo Lanino spiega: “nella relazione dell’agronomo si chiedeva l’abbattimento di alcune piante pericolanti e è stato autorizzato – chiarisce il primo cittadino –. Altri lavori non erano autorizzati: abbiamo rilevato l’abuso edilizio e firmato un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, alla quale il privato s’è appellato chiedendo un permesso in sanatoria”.

Tocca quindi alla Soprintendenza dire se quei lavori sono leciti e autorizzabili, anche se a posteriori. “In caso contrario ci saranno conseguenze penali per il privato – conclude –. Noi, comunque, stiamo valutando di acquisire l’area al patrimonio comunale”. 

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