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pariani laura

STRESA – 10.08.2018 – Si tiene questa sera alle 21,15 

al Grand hotel Regina Palace (ingresso libero) il terzo incontro con gli autori finalisti del Premio Stresa di Narrativa, selezionati dalla giuria composta da Piero Bianucci, Maurizio Cucchi, Emmanuelle de Villepin, Orlando Perera e Marco Santagata, la cui premiazione avverrà il 21 ottobre. Oggi è il turno di Laura Pariani (nella foto), scrittrice originaria di Busto Arsizio che partecipa con “Di ferro e d’acciaio” (NN editore – 2018), un romanzo distopico con riferimenti storico-religiosi. Di seguito ne proponiamo una recensione.

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La guerra immaginaria dei Cinquanta minuti è la vicenda che ha scatenato, nel romanzo di Laura Pariani, quel cambiamento che ha stravolto il tempo del “c’era una volta”.

I sopravvissuti a questo evento catastrofico si trovano a vivere in un nuovo mondo che si estende tra la Città dell’ Est e la Città dell’Ovest.

La nuova civiltà di questo romanzo vive perennemente sorvegliata da nano-droni controllati da meticolose operatrici che annotano le azioni dei sorvegliati.

La sceneggiatura del testo è molto originale per l’inventiva linguistica che introduce definizioni stravaganti contestualizzate in una particolare forma teatrale di comunicazione linguistica. Gli stemmi della Serpe e del Mugghiante sventolano tra le polveri inquinate trasportate da improvvise perturbazioni che sovrastano il Tecnopolo.

La polizia morale e la polizia politica controllano che venga rispettato l’obbligo a vivere nel

silenzio senza relazioni se non con il Metronastro sul quale registrare le personali emozioni. L’operatrice H478 trangugia in continuazione pastiglie per tranquillizzarsi e regolamentare il suo stress causato dai comportamenti della sorvegliata Maria N.

Maria N è la donna vestita di nero, identificata con il numero 23017, in cerca del figlio Jesus N ritenuto un sovversivo per essersi occupato dei Mezzomini che vivono nell’Interzona di questa civiltà del “Disumanesimo”.

Trentaquattro paragrafi di avvincenti stazioni di un’immaginaria rivisitazione della Passione di Cristo; una proiezione nel futuro della vita del Messia che ripercorre la medesima sofferenza già testimoniata nel Vangelo.

L’autrice sceglie di raccontare il dramma concentrando l’attenzione sulla figura materna di Maria N e sulla sua capacità di soffrire con silenzio parlante.

L’ostinata ricerca della verità, della sorvegliata, sconfina su ogni forma di menzogna. Il suo cammino nella ricerca del figlio è un calvario nel calvario che attraversa i luoghi più inesplorati dalla mente umana; il Tempio dello Spirito di Stato, il Palazzo dell’Egemone, la Torre del Tramonto Sereno, la Caserma del Teschio sono solo alcuni dei luoghi inquietanti visitati dalla madre di Jesus che è uno studente della Facoltà di Storia dell’Università della Città dell’Est.

La lotteria salvifica di un sovversivo condannato a morte, trasmessa in diretta da Aspide TV, è un colpo di scena che rievoca con fantasia immaginifica le antiche scritture della cultura cristiana. Struggente è la descrizione dell’allontanamento obbligato a cui sono sottoposti gli anziani, privati dei loro famigliari per velocizzare il processo del fine vita.

Anche il suicido di Judas, l’ amico rivoluzionario di Jesus che si toglie la vita nel cortile della Facoltà di Storia, è un esplicito riferimento letterario di biblica memoria.

Lusine è il personaggio chiave che apre e chiude il romanzo, infatti è lei, l’operatrice H478 che, durante le settimane in cui segue la sorvegliata Maria N, perde le sue certezze e riacquista la memoria perduta del tempo del “cera una volta”, tanto caro alla sua “nonnàva”.

Laura Pariani, con il suo romanzo, ci ricorda che i fatti della storia sono ciclici, si ripetono e anche se l’uomo rimane sempre uguale a se stesso sono i tempi che sono drammaticamente cambiati.

Monica Pontet*

* Docente, scrittrice e pubblicista

 

 

 

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