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VERBANIA – 19.08.2017 – Dedicata alla memoria

di un bambino scomparso, acquistata da grossi imprenditori, finita in uno scandalo politico e legata a un tragico incidente d’elicottero. È questa la storia della Colonia Motta, una delle grandi proprietà verbanesi in declino, che non vede ancora scritto un futuro degno del suo nome e della sua storia.

La Colonia Motta nasce negli anni ’20 quando Giacinto Motta, padre-padrone dell’Edison, acquista il terreno tra Suna e Fondotoce realizzando una casa di vacanza per le famiglie dei dipendenti del colosso energetico. Le dà il nome – come quella “gemella” di Marina di Massa – del figlioletto Ettore, morto nel 1922. Progettata dall’ingegner Giovanni Sacchi, viene costruita tra il 1924 e il 1929. Assolve la sua funzione originale, ospitando intere generazioni di giovani, sino all’inizio degli anni ’70, quando cade in disuso. La proprietà segue le vicende industriali della Edison, ritrovando notorietà negli anni ’80. Prima arriva Gunther Kiss, miliardario svizzero che il Vco ricorda come patron di Thermoselect, in vista della cui apertura nel Piano Grande apre un laboratorio nel refettorio del complesso, dove si verifica un’esplosione e un incidente fortunatamente senza vittime.

Dopo Kiss la Colonia Motta si intreccia con lo scandalo anni ’90 dell’Italsanità e dei politici legati all’Iri, la società delle partecipazioni statali. Figura centrale è lo spregiudicato avvocato d’affari romano Marco Squatriti (noto per essere stato marito della modella Afef Jnifen, oggi signora Tronchetti Provera), che tramite una società legata al fratello compra lo stabile per realizzare una casa di riposo da 600 posti letto. Il business di quello che la stampa battezza lo scandalo dei “vecchietti d’oro” è creare una rete di 7-10.000 posti letto in case di riposo facendosi pagare dallo Stato.

La Colonia Motta finisce poi all’Immocri, che raccoglie beni immobiliari rilevati dalle banche per sanare crediti deteriorati. A fine 1999 Immocri entra nel gruppo Banca popolare di Lodi (poi popolare Italiana, quella per intenderci del “caso” Fiorani e della scalata ad Antonveneta). Nel 2002 la compra Gabana che, nel lasciarla in elicottero, sabato 14 novembre 2009, trova la morte insieme al pilota che nel tentativo di atterrare a causa del maltempo, scambia lo specchio acqueo del Lago di Varese in un prato: entrambi finiscono annegati.

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