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provincia vco sede
VERBANIA – 23.12.2016 – Asfissiata economicamente

dai tagli ai trasferimenti statali, svuotata di funzioni e di dipendenti passati alla Regione, governata da amministratori non più eletti dai cittadini, la Provincia era data per morta. E lo sarebbe stata, almeno nella funzione che dal 1948 a oggi gli è riconosciuta in Costituzione, se il referendum fosse passato e quella parola – Provincia – sarebbe stata cancellata dalla Carta. Le Province, Vco compreso, sono però ancora vive e devono rinnovare i propri amministratori.

Nei 76 comuni del Verbano-Cusio-Ossola, dove il presidente è e rimane Stefano Costa, eletto due anni fa con la nuova legge elettorale, si vota l’8 gennaio. Gli elettori sono tutti i sindaci e i consiglieri comunali del territorio, chiamati a scegliere 10 loro rappresentanti tra le 4 liste che si sono presentate. Rispetto al 2014, quando le liste furono tre e solo due si spartirono i 10 seggi (6 al Pd e al centrosinistra, 4 al centrodestra), c’è più concorrenza. Ieri gli uffici provinciali hanno vagliato le candidature e sorteggiato l’ordine di lista.

Questi i raggruppamenti e i candidati.

“Lago e monti”: Renato Agostinelli, Giandomenico Albertella, Giacomo Archetti, Filippo Cigala Fulgosi, Giuseppe Dellamora, Matteo Lanino, Claudio Liera, Davide Molinari, Rino Porini.

“La Provincia per il territorio”: Fabrizio Azzolini, Fabio Basta, Mirella Cristina, Emanuele Doriani, Mario Geraci, Giuliana Pettinaroli, Luigi Spadone.

“Partecipazione solidarietà Vco”: Ezio Barbetta, Wanda Brizio, Ludovico Martinella, Fabio Morisetti, Raffaela Piloni.

“Progetto Vco”: Giovanna Agosti, Valerio Bergamaschi, Riccardo Brezza, Maria Dattrino detta Marika, Flavia Filippi, Giovanni Morandi detto Gianni, Claudio Pizzi, Fabio Pizzicoli, Silvia Tipaldi, Rosa Rita Varallo. 

Il voto è ponderato e ogni consigliere comunale "pesa" diversamente a seconda delle dimensioni demografiche del proprio comune. La ripartizione dei seggi avviene col metodo proporzionale e non è escluso che possa uscire dalle urne una maggioranza diversa da quella espressa nel 2014.

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