1

tribunale14
VERBANIA – 17.12.2016 – Le pressioni per riscuotere

il credito furono una minaccia. Il tribunale di Verbania ha ritenuto colpevole di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, condannandolo a un anno (il pm Anna Maria Rossi aveva chiesto 8 mesi), l’artigiano genovese Antonino Magazzù. Montatore di mobili, l’imprenditore di origine siciliana stipulò nel 2012 un contratto con il mobilificio Moretti di Trobaso per la fornitura di mobili e arredi a un cliente di Sankt Moritz, in Svizzera. La fornitura ebbe problemi, il conto non venne saldato del tutto e il contenzioso si estese al montatore. Il quale, insieme al figlio Rosario e a un operaio, Klodjan Mirashi, il 5 ottobre salirono a Verbania in auto facendo visita al loro debitore e sollecitando il saldo di circa 88.000 euro.

La titolare dell’attività, sporgendo denuncia, raccontò di toni minacciosi e di allusioni a presunti danni che avrebbero potuto patire lei e i familiari, parzialmente confermati in una e-mail successiva. Chiamata la scorsa estate a testimoniare al processo come parte offesa, ha fornito un resoconto non del tutto preciso, che ha spinto ieri la difesa dell’imputato a chiedere l’assoluzione. La Procura, invece, pur riconoscendo le lacune, ha ritenuto credibile la versione insistendo per la condanna, accordata dal giudice Rosa Maria Fornelli. Per lo stesso reato Rosario Magazzù e Mirashi, anch’essi a processo, hanno chiesto la messa alla prova, cioè l’ammissione a un percorso riabilitativo che – insieme a un risarcimento – estingua il reato.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.