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tribunale 17

VERBANIA - 29-06-2023 -- Nessuno stalking, nessuna violenza privata, nessun danneggiamento aggravato, solo molestie da punire con 500 euro di ammenda. È quasi una totale richiesta d’assoluzione, che ribalta l’esito delle indagini, quella che il pm Anna Maria Rossi ha avanzato al giudice Marianna Panattoni in un delicato processo per atti persecutori tra ex coniugi. Delicato perché, in fase di indagini, allo scattare delle denunce di lui nei confronti di lei -entrambi sono residenti in Ossola- s’è attivato il meccanismo del codice rosso e, dopo i primi accertamenti, è scattata una misura cautelare nei confronti della presunta stalker. Il caso, contrario ai luoghi comuni che vogliono i maschi imputati e le femmine vittime, è arrivato in aula a parti invertite. E, durante il dibattimento – ha sottolineato oggi l’accusa nella sua requisitoria – s’è ridimensionato. Il pubblico ministero ha confermato la mole di messaggi (520 in un mese, più d 2.800 in un anno) che l’imputata ha mandato all’ex marito, ma ha ritenuto che i fatti denunciati non configurassero gli atti persecutori, né che l’uomo abbia dimostrato quel disagio (ansia, stato di paura, preoccupazione) o il cambiamento delle proprie abitudine richieste dal codice penale.

La vicenda nasce da una separazione, tra il 2020 e il 2021, dovuta a una sbandata di lei verso un altro uomo, una breve relazione che manda però in frantumi l’unione, da cui sono nati due figli. Nel 2021, tuttavia, i rapporti sembrano tornare alla normalità. Ciascuno vive per conto proprio ma la frequentazione è assidua e torna l’intimità, tanto che in quell’estate i due vanno in vacanza insieme. Al ritorno lei scopre che lui ne ha un’altra e la situazione peggiora. L’episodio scatenante avviene in auto: lei segue lui per vedere dove va e con chi è a bordo del veicolo, si avvicina, tenta di sorpassarlo e provoca un incidente lieve.

La successiva denuncia porta la Procura a chiedere una misura cautelare, accordata.

Non s’è trattato di uno speronamento o di un investimento – ha detto il pm – ma i danni alla carrozzeria sono compatibili con un normale sinistro; non sono chiari gli insulti e le minacce che avrebbe ricevuto la parte offesa che non ha saputo dire l’orario esatto in cui lei, sotto casa, gli avrebbe impedito di andare al lavoro (la violenza privata).

Nel tirare le somme ha chiesto l’assoluzione per la violenza privata, per gli atti persecutori e per il danneggiamento in quanto privo di aggravante e quindi non previsto come reato penale. I comportamenti vessatori sono stati derubricati a molestie, per cui ha chiesto una ammenda di 500 euro.

Il procedimento è stato aggiornato a settembre per le conclusioni della parte civile e della difesa.

 


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