STRESA - 27-05-2023 -- Attenderà l’esito del processo d’Appello bis nella Villa Ducale di Stresa, dove risiede ormai da qualche anno e dove è stato anche ristretto agli arresti domiciliari ma, intanto, una prima risposta don Edoardo Scordio l’ha ricevuta. Nei giorni scorsi la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro che lo condannava a 8 anni e 8 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Sono definitivamente cadute anche le accuse di malversazione, per le quali in primo grado la pena era stata di 14 anni e mezzo.
Settantasei anni, laureato in Filosofia dopo aver frequentato il liceo a Domo, il rosminiano ha operato in Calabria, a Isola Capo Rizzuto. È lì dove, all’interno di Misericordia, un’associazione di volontariato impegnata nell’assistenza ai richiedenti asilo, che è scoppiata l’inchiesta Jonny della Dia di Catanzaro nella quale è stato coinvolto. L’hanno accusato di essere contiguo alla cosca mafiosa degli Arena, la ‘ndrina che avrebbe messo le mani sul business dell’accoglienza, ottenendo benefici economici per sé. Accuse che don Scordio ha sempre respinto ma per le quali, oltre a subire provvedimenti interdittivi tra cui la detenzione cautelare ai domiciliari, è stato condannato in primo e in secondo grado. La sua sarebbe stata una connivenza, quella che si definisce associazione esterna. Questa tesi è stata messa in forte dubbio dalla Suprema corte, che ha annullato la condanna e ha rimesso la valutazione a un’altra sezione della Corte d’Appello.


