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tribunale 16

VERBANIA - 16-05-2023 -- Tutto iniziò sul posto di lavoro, una centrale elettrica dell’Ossola nella quale uno era capoturno e l’altro un collega. Il primo chiese in prestito al secondo la somma di 10.000 euro ma, anziché restituirla, lo attirò in un possibile investimento societario -di cui faceva parte una terza persona, poi deceduta- che s’è rivelato un vero e proprio rovescio finanziario. Come “riparazione” all’operazione infruttuosa gli fu proposto di entrare come socio di minoranza al 5% (dovendo però aggiungere ai 10.000 euro iniziali, convertiti da prestito in partecipazione azionaria, altri 40.000) di una società di cui l’altro aveva una quota e che -secondo quanto prospettato- aveva buone potenzialità di utili. In realtà era decotta, a una passo dall’insolvenza, tanto che da lì a poco venne messa in liquidazione.

In un secondo momento gli fu proposta un’altra partecipazione, di una diversa azienda operante nel settore delle acque minerali. La parte offesa versò, per questi potenziali business, 80.000 euro in totale, tra contanti e bonifici, direttamente sul conto corrente del collega, non ricevendo mai indietro nulla e finendo col denunciarlo. Ora l’ex capoturno, 63enne residente in provincia di Cuneo, deve rispondere di truffa aggravata ai danni del suo sottoposto, che ha 54 anni e vive nel Vercellese.

 


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