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dino ronchi

VERBANIA - 15-05-2023 -- La sua vita l’ha spesa tra le auto e il calcio, sempre in prima fila, mettendoci la faccia, con decisione e quel piglio autoritario specchio d’un carattere forte, solo all’apparenza burbero. S’è spento ieri sera nella sua casa di Suna, Bernardino “Dino” Ronchi. Ottantasette anni, pallanzese doc, fin dalla culla ha avuto a che fare coi motori. Era nato in via Vittorio Veneto, nell’abitazione attigua al cantiere nautico che gestiva la famiglia a due passi da Villa Taranto.

I motori li ha ritrovati a tempo pieno poco più che adolescente quando, non avendo l’inclinazione e la dedizione richiesta dallo studio, convogliò le energie d’un giovane "esuberante" nel lavoro. Ben prestò aprì un’officina tutta sua, davanti al Majestic e poi in via Guglielmazzi, nel cuore della Vila. Quando l’attività si allargò, insieme a due soci diede vita alla TreD – rivenditore Lancia –, poi rilevata per intero e insediata in piazza Matteotti a Intra. Smessi i panni del meccanico vestì quelli dell’imprenditore, assecondando le altre sue passioni, sempre vissute intensamente. Tra queste, oltre alla caccia, alle zingarate con gli amici e alla montagna (nella baita di Rugno, a Cossogno), c’era il pallone.

Dirigente della Libertas Pallanza, Ronchi s’avvicinò al Verbania nel 1959, l’anno della fusione che portò alla nascita del club biancocerchiato, di cui è stato innanzitutto un tifoso e del quale fu, per un lustro, massimo dirigente.

La presidenza Ronchi iniziò nel 1981, nel campionato di Promozione, in un periodo difficile per il club, che ancora faticava a risollevarsi dopo la brusca doppia retrocessione e la fine dell’epopea della serie C. Le prime tre stagioni portarono un quarto, un terzo e un secondo posto. Le ultime due furono tribolate. Molti dirigenti se ne andarono e il presidente restò praticamente solo, anche e soprattutto nella gestione economica. Barcamenandosi e puntando sui giovani, riuscì a centrare due salvezze consecutive, prima di lasciare, con dimissioni irrevocabili, favorendo l’ascesa della famiglia Tamboloni.

Anche dopo la fine della sua presidenza, allo stadio o al campo d’allenamento la sua presenza è stata una costante, almeno fino al periodo pre-Covid, quando salute ed età gliel'hanno permesso. È stato tra coloro che, plaudendo all’intuizione della dirigenza, ha predetto un futuro radioso per il giovane difensore Gatti, finito poi alla Juve.

Dino lascia la moglie Carla che, colonna portante della famiglia, gli è stata accanto in più di sessant’anni di matrimonio; la figlia Manuela, manager a Milano nel mondo della comunicazione; e il figlio Massimo, che ne ha proseguito l’attività nel settore delle auto ed è consigliere comunale. Gli sono stati sempre accanto in questi ultimi giorni, insieme ai tre nipoti, nella convalescenza seguita a un malore, dandogli serenità nelle ultime ore di vita. Il funerale sarà celebrato domani alle 14 nella chiesa di Madonna di Campagna, a Pallanza.

 

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