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VERBANIA - 10-05-2023 -- Lo si potrebbe definire, con un termine che va di moda, un cold case, un vecchio caso irrisolto che la tecnologia ha riportato a galla. Risale a una decina di anni fa la rapina di cui fu vittima, a Verbania, una donna. Un ignoto la avvicinò per strada e, dopo averla colpita con una bottiglia di vetro in testa e tramortita, le frugò nella borsetta portandole via quel poco di denaro contante che aveva. Fu un gesto violento e non giustificato dalla portata del bottino, per il quale la Procura indagò arrivando a identificare un possibile sospetto, mandato a giudizio ma successivamente assolto dal Tribunale. Non essendovi altre prove, la rapina -che ha un termine di prescrizione di dieci anni, che possono arrivare a dodici e mezzo- è rimasta impunita. La svolta di questa indagine è arrivata nelle scorse settimane da Parma, dal laboratorio del Ris, che ha inviato una nota alla Procura dicendo che, nel database delle forze dell’ordine, è stata trovata corrispondenza tra il Dna ricavato dalle macchie di sangue trovate sulla borsetta e quello di un 42enne pregiudicato di Verbania il cui codice genetico è stato estratto durante un arresto. Da qualche anno, infatti, vige la norma per cui alle persone fermate e il cui arresto sia stato convalidato dal giudice, viene prelevato il Dna.

Il caso del 42enne è approdato ieri sul tavolo del gup, senza che sia stato possibile risalire alla persona offesa, irreperibile. La difesa ha preannunciato l’intenzione di procedere con rito abbreviato.

 


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