VERBANIA - 02-05-2023 -- Colpevoli delle morti d’amianto. Nell’infinito processo per l’omicidio colposo degli operai che, sino agli anni ‘80, lavorarono nello stabilimento chimico verbanese di Montefibre esposti a sostanze cancerogene, oggi s’è scritto un altro capitolo. La Corte d’Appello di Torino, con la sesta sentenza pronunciata in questa sorta di saga giudiziariainiziaa, ha condannato i tre manager dell’epoca superstiti. Giorgio Mazzanti è stato ritenuto responsabile di cinque omicidi colposi e condannato a un anno; Bruno Quaglieri e Gianluigi Poletti a undici mesi, entrambi con la sospensione condizionale. È stato disposto anche il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per altri sette morti. Per tutti, compresi questi ultimi, è stato stabilito un risarcimento. Gli imputati dovranno rispondere in solido, tra di loro e con Montefibre spa (società tuttora esistente ma inattiva), con risarcimenti provvisionali per complessivi 1,5 milioni, più oltre 60.000 euro di spese legali. Rinviata al giudice civile la quantificazione del danno per le tre associazioni costituite: Aiea, Medicina democratica e Cgil – Camera del lavoro del Vco.
Quello odierno non sarà l’ultimo capitolo, perché le difese dei tre imputati (erano partiti in 14 e gli altri, già anziani, sono deceduti) hanno preannunciato il ricorso in Cassazione. Quando il processo sarà tornato a Roma, saremo al settimo grado di giudizio. La storia è iniziata nel 2009 quando il sostituto procuratore di Verbania, Nicola Mezzina, dopo aver già chiuso un primo processo, ha ottenuto dal gup il rinvio a giudizio dei manager succedutisi negli anni nell’impianto di viale Azari per lesioni colpose e omicidio colposo. In primo grado, nel 2011, furono tutti assolti. In Appello, nel 2015, ci furono otto condanne con pene tra l’anno e i due anni e dieci mesi. Nel 2016 la Cassazione annullò rinviando alla Corte d’Appello di Torino, che nel 2019 confermò le assoluzioni. La Procura generale impugnò e nel secondo passaggio in Cassazione -giugno del 2021- venne deciso un ulteriore rinvio, che ha determinato il giudizio odierno.


