VERBANIA - 28-04-2023 -- Il lockdown era finito da poco, c’era voglia di tornare a uscire e di lasciarsi alle spalle un periodo difficile. È in questo contesto di riapertura che, il 29 maggio del 2020, ad Arona ci fu un “incontro ravvicinato” tra due famiglie di origine albanesi residenti in città che, scoppiato per futili motivi, ha portato quattro persone a giudizio con accuse, a vario titolo, di lesioni personali gravi e minacce. Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine e della Procura protagonista è stato un 33enne che ha affrontato una coppia di connazionali di 63 e 55 anni, in aiuto dei quali è intervenuto il figlio trentatreenne. Il primo, quando la discussione era ancora verbale, ha iniziato ad alzare i toni e a inveire puntando una chiave telescopica in metallo presa nell’auto verso la donna della coppia, che successivamente ha colpito con più pugni allo stomaco, prima di spintonarla e mandarla a terra, provocandole lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.
La reazione della controparte è stata, al contempo, minacciosa e fisica. “Ti spacchiamo la faccia, ti ammazziamo, ti tiro un proiettile in testa” sono state le espressioni rivoltegli dai tre che, quando sono passati alle vie di fatto, hanno colpito più forte. La donna gli ha calato il cellulare sul volto e l’ha spintonato fin quando non è finito al suolo, dove lei ha proseguito coi pugni e il marito l’ha colpito con un calcio al costato, mentre il figlio gli ha assestato un pugno al volto. Trauma cranico, frattura del setto nasale e contusioni multiple i traumi provocati nella colluttazione, per la quale i tre sono imputati.
Il processo è alle battute finali, ma manca un testimone e devono rendere esame anche le persone coinvolte, che lo faranno nell’udienza rinviata al 26 giugno.


