VERBANIA - 15-04-2023 -- La mamma non c’è più perché, nel frattempo, se l’è portata via un tumore, ma il processo e le accuse a carico del figlio restano. È maturato in un contesto di disagio familiare evidente, con problemi economici e di alcolismo, il difficile rapporto madre-figlio che, sfociato in episodi di violenza verbale e fisica, ha portato al rinvio a giudizio di un 43enne residente nel Cusio. È accusato di maltrattamenti, di episodi violenti accaduti tra il novembre del 2019 e il gennaio del 2020, nella casa che condividevano. Lei ha denunciato d’essere stata strattonata per i capelli, percossa, afferrata al collo, insultata, minacciata, costretta a dormire sul pianerottolo e picchiata. Nel gennaio del 2020 lui la spinse facendole battere la testa contro la porta di ingresso e provocandole una ferita all’arcata sopraccigliare che richiese l’intervento dei sanitari e delle forze dell’ordine - che in quella casa s’erano recati già più volte.
Fu quello in momento in cui si mise in moto la macchina della giustizia, che ha portato l’uomo a processo per maltrattamenti e lesioni. Un rapporto madre-figlio di amore e odio – hanno raccontato al giudice Beatrice Alesci i più stretti parenti dell’imputato, che in quel periodo viveva la sua peggior crisi da alcolista, che l’ha anche portato a entrare (ma anche a uscire, per una ricaduta) dalla comunità. Un rapporto in cui spesso era la donna a incalzare il figlio, che non aveva un’occupazione, provocando liti quotidiane che, in un contesto opprimente, si amplificavano.


