VERBANIA - 12-04-2023 -- Non ero io il funzionario che doveva redigere quegli atti: toccavano al sindaco nella sua qualità di responsabile del servizio. In un’ora di esame e sotto le serrate domande del pm Olimpia Bossi, la funzionaria del comune di Premosello Chiovenda a giudizio con l’accusa di aver falsificato, retrodatandole, due determine sulla gestione della casa di riposo, s’è difesa negando d’aver avuto un ruolo attivo nei fatti per i quali l’allora primo cittadino, Giuseppe Monti, ha patteggiato due anni per falso e turbativa d’asta. L’inchiesta è quella avviata nell’estate del 2020, nel post-lockdown, quando in cambio d’una proroga nella gestione della Riss di Premosello (di proprietà comunale) la cooperativa che aveva l’appalto si impegnò a finanziare i lavori di quello che sarebbe dovuto essere il nucleo Covid, poi non autorizzato dalla Regione; e quando fu nominata la nuova direttrice al posto del dimissionario Rino Bisca. È su questo atto, datato fine agosto ma -secondo la Procura- in realtà redatto a settembre, che s’è concentrato l’esame dell’imputata. E quello di Monti, che ha difeso le scelte d’allora, battibeccando talvolta col pm e attaccando l’ex segretario comunale “molto poco presente, direi latitante” che -ha detto- era certamente a conoscenza della nomina della direttrice, che avrebbe preso servizio il 1° settembre.
Il procedimento nasce dalle intercettazioni telefoniche tra Monti e la funzionaria nelle quali si parla di quella determina, che formalmente avrebbe dovuto redigere e pubblicare il sindaco che, come prevede la legge, nei piccoli comuni con poco personale può anche svolgere ruoli dirigenziali. È emerso da tutte le testimonianze che, pur avendo questo ruolo, Monti non possedeva username e password per pubblicare i documenti -come fa, ora, l’attuale vicesindaco- e che si avvaleva di altri funzionari, tra cui l’imputata.


