VERBANIA - 07-04-2023 -- “Non chiedo di essere assolto, ma che non condanniate mio figlio”. È in contrattacco la difesa dell’imprenditore ossolano che, a processo per stalking e lesioni alla ex, ha criticato le norme del codice rosso, il pacchetto di leggi che, approvato nel 2019, rafforza la tutela alle donne (e ai soggetti deboli, nel caso di violenze di genere) vittime di reati quali atti persecutori, maltrattamenti e stalking. Al termine di un lungo dibattimento che ha visto anche alternarsi due giudici, l’imputato ha rilasciato spontanee dichiarazioni nelle quali, oltre ad attaccare i servizi sociali “incompetenti”, ha preso le parti dei “200 padri morti suicidi nel 2021 e dei 4.000 finiti in povertà dopo la separazione”. Ha raccontato d’aver fondato un’associazione che li tutela e che, dal processo, vorrebbe giustizia per il figlio che non vede da tre anni, perché non sia lui a subire con la separazione gli effetti del procedimento.
Sul piano strettamente penale, il processo si riferisce a fatti avvenuti tra il 2019 e il 2020. A giudizio ci sono entrambi, padre e madre del bambino. Lui deve rispondere di stalking, di lesioni (ha spinto lei, facendola finire a terra, davanti al figlio mentre si trovavano sulle piste da sci) e di aver violato il divieto di avvicinamento imposto dal giudice. Lei di lesioni (due schiaffi al volto nel medesimo episodio accaduto sulle nevi, davanti al bimbo piccolo) e di sottrazione di minore, avendolo portato a Roma all’insaputa e contro la volontà del padre.
Lo stalking è contestato per ripetute condotte: insultava i parenti, la seguiva, ne monitorava gli spostamenti, le mandava messaggi contestandole anche una nuova relazione, prima e dopo essere stato raggiunto da un provvedimento cautelare del gip.
Le sue lunghe dichiarazioni in aula hanno portato il giudice ad aggiornare il processo, che si concluderà in luglio con discussione e sentenza.


