VERBANIA - 30-03-2023 -- Una serata “animata”, con polemiche, contestazioni e una “coda” di esposti e lettere finita in Tribunale. Si deciderà a ottobre, quando dai fatti saranno passati più di tre anni (ma, almeno a giudicare dal clima in aula, le tensioni non si sono allentate), la querelle politica instaurata tra il presidente dell’associazione Hospes e l’ex consigliere comunale e candidato sindaco Alfredo Macrì Del Giudice. Quest’ultimo nel settembre del 2020 era uno dei quattro aspiranti alla poltrona di primo cittadino poi finita a Marcella Severino. All’hotel Meeting l’Hospes, centro studi per il turismo e l’ospitalità nato per sostenere l’istituto alberghiero “Maggia”, aveva organizzato una serata per parlare proprio del futuro della scuola, allora incerto. Riccardo Fava Camillo, docente e presidente Hospes, avrebbe presentato le idee e le proposte del sodalizio che, raccolte dal giovane consigliere Alessandro Porrini, sarebbero state portate a Grande Stresa, la lista per cui era candidato. L’incontro era una serata Hospes, ma aperta a tutti. Una serata alla quale Macrì Del Giudice chiese d’essere invitato ma nella quale non sarebbe dovuto intervenire, come gli era stato chiesto dal presidente, non trattandosi di una tribuna elettorale, ma di un incontro mirato al futuro dell’Alberghiero.
Accadde, però, che al termine degli interventi dei relatori, il candidato s’alzò per illustrare la sua proposta di insediare la scuola nella villa La Palazzola e per criticare Porrini che, a suo dire, era incandidabile come membro di un’associazione che, in quel momento, aveva un contenzioso col Comune (una causa civile poi persa da Hospes). Percependo il discorso come una sorta di “invasione di campo”, Fava Camillo cercò di fermarlo e, non riuscendoci, se ne tornò a casa infastidito. L’indomani trovò nella posta elettronica una e-mail che, spedita da Macrì Del Giudice alle autorità (prefetto in testa), segnalava la presunta incandidabilità di Porrini. La risposta del professore fu, rivolta anche ad altri soggetti (Porrini, Di Milia per cui si candidava, e il proprietario dell’hotel Meeting come padrone di casa), una missiva dai toni fermi che lo accusava di aver avuto un “comportamento meschino”.
Tanto è bastato perché Macrì Del Giudice sporgesse querela e perché s’avviasse un processo per diffamazione aggravata. Nell’escussione dei testimoni l’oggetto del contendere (la frase è diffamatoria?) s’è un po’ perso per far spazio a vecchie ruggini e al risentimento che da qualche tempo anima la politica stresiana, assai “frizzante”.


