VERBANIA - 24-03-2023 -- Furono altri cacciatori e frequentatori della montagna a segnalare, il 23 ottobre del 2021, che un grosso cervo era stato abbattuto in una zona protetta in val Bognanco. Nel primo giorno di apertura della caccia, seppur distanti, videro con un binocolo potente due persone che, in un punto che sapevano essere area naturalistica, erano intente a sezionare un animale appena abbattuto. Chiamarono il guardiacaccia del Comprensorio alpino e il comandante della polizia provinciale, che mandò sul posto una pattuglia con due uomini. Piazzatisi alla fine del sentiero che porta a valle, attorno alle 15,30 incrociarono tre uomini che scendevano a piedi con gli zaini in spalla. All’interno di uno di essi trovarono il trofeo, la testa che era stata tagliata alla carcassa del servo. Identificarono il cacciatore, gli intimarono di recuperare l’indomani il resto dell’animale e avviarono ulteriore attività d’indagine.
Il giorno successivo il comandante della polizia provinciale effettuò un sopralluogo con un cane da traccia e, anche grazie alle foto che il cacciatore aveva postato su Facebook, identificò il luogo dell’uccisione, denunciando il cacciatore per aver sparato e ucciso l’animale in una zona protetta, un fatto che ha rilevanza penale e che è punito con l’arresto fino a 6 mesi e un’ammenda compresa tra 464 e 1.549 euro. Nel processo in corso al Tribunale di Verbania sono stati ascoltati i testi dell’accusa, una tra le persone che videro il fatto col binocolo e il comandante della polizia provinciale. La difesa, che non nega l’uccisione ma che la ritiene autorizzata, contesta l’individuazione della zona in cui sarebbe avvenuto il fatto.


