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VERBANIA - 21-03-2023 -- Era stimata 1,85 milioni, ma è stata venduta a 6. È sostanzioso l’assegno che i curatori fallimentari di Saia (lo studio associato degli avvocati Riccardo Sappa e Matteo Sanvito e del commercialista Alessandro Ambroso) hanno incassato per l’area industriale di Pogno che, mai completata, è stata oggetto d’una inaspettata asta al rialzo. Merito (o colpa) della guerra in Ucraina e della crisi energetica che ha portato le aziende dell’energia green a immaginare, nel distretto dei rubinettai, un grosso parco fotovoltaico. La redditività dell’investimento, inimmaginabile quando il gas (e la corrente, di conseguenza) costava poco, ha favorito i rialzi.

L’aggiudicazione ha permesso alla curatela, salvo un contenzioso legale in corso, di tirare le somme e di depositare al giudice delegato del fallimento, Mauro D’Urso, il piano di riparto. Società aree industriali e artigianali, Saia per l’appunto, era nata nel 1980 come società a capitale misto pubblico-privato per costruire insediamenti produttivi e favorire il rilancio industriale dell’allora alto Novarese. Nel 2013 andò in crisi, nel 2014 fu approvato il concordato e nel 2020, poco prima della pandemia, fu dichiarata fallita con un passivo di 43 milioni.

Le dismissioni immobiliari quasi completate -restano da cedere alcuni capannoni e terreni, per cui ci sono già offerte irrevocabili, a Pogno, Piedimulera, Romagnano e Domodossola- hanno permesso di proporre un piano per ristorare i creditori. Quello depositato prevede che tutti i creditori cosiddetti privilegiati (lo stato e gli enti pubblici per tasse e imposte, i dipendenti e i fornitori che siano artigiani o professionisti) ricevano il 100%, più interessi legali, di quanto spettante; e di pagare anche i fornitori chirografari.

Resterebbero esclusi le banche per i conti correnti e i prestiti. Su questi ultimi, almeno su quelli ipotecari, è in corso una causa civile. La curatela sostiene che gli istituti di credito, essendo nel capitale (e nominando propri amministratori) di Saia, abbiano fornito il denaro, non in qualità di banche, ma di soci. E, come tali, non hanno diritto ad alcuna restituzione.

La questione non è destinata a risolversi a breve ma, intanto, il giudice potrà esprimersi. I creditori hanno tempo due settimane per presentare osservazioni e se il piano di riparto verrà approvato, disporrà la liquidazione delle somme.

 


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