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VERBANIA - 17-03-2023 -- Viaggiavano in due carrozze separate del medesimo treno, l’Eurocity 37 Ginevra-Milano in transito dal Sempione. Era metà mattinata, quel 7 ottobre del 2021, quando una pattuglia di finanzieri addetti ai controlli sui treni, anche a fini doganali, si imbatté in due passeggeri all’apparenza senza alcunché di sospetto. Uno, che in tasca aveva all’incirca 6.000 euro in contanti (la soglia oltre cui vanno dichiarati è 10.000), mostrò un passaporto israeliano, pur avendo un nome e un cognome chiaramente italiani. Il secondo, nello scompartimento successivo, si portava nel bagaglio la scatola di un orologio di lusso e aveva anch’egli qualche migliaio di euro in contanti, tenuti fermi da una fascetta con una scritta in ebraico.

La coincidenza della nazionalità fece dubitare un finanziere, che tornò indietro e chiese di controllare il passeggero di prima, notando che al polso aveva un orologio di valore. A un più approfondito esame -ma i due non lo negarono- venne fuori, non solo che si conoscevano, ma che erano anche parenti, cognati per la precisione. Tra gli effetti personali del primo fu anche trovata la ricevuta della gioielleria di Ginevra nella quale era stato ritirato il cronografo, pagato 114.000 euro con un bonifico dalla moglie del primo passeggero.

Per la Finanza e per il personale delle Dogane intervenuto per la contestazione amministrativa, l’ingresso non dichiarato dell’orologio di lusso è contrabbando, reato per il quale ora i due cognati italo-israeliani si trovano a giudizio al Tribunale di Verbania.

 

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