VERBANIA - 17-03-2023 -- Le date cambiate, due atti retrodatati per far sembrare che la decisione fosse stata presa prima. È questa l’accusa per la quale è a giudizio, al Tribunale di Verbania, la dipendente comunale di Premosello Chiovenda coinvolta nella vicenda -chiusa con un patteggiamento- dell’ex sindaco Giuseppe Monti e della proroga alla gestione della Casa di riposo municipale.
Nell’estate del 2020, quando la pandemia andava rallentando, i carabinieri della sezione di pg della Procura erano al lavoro per chiarire le vicende del reparto Covid che il primo cittadino aveva fatto realizzare (non autorizzato dalla Regione) ristrutturando, con l’opera di volontari e il finanziamento della cooperativa che gestiva la struttura, un padiglione del vecchio ospedale. Dall’illecito edilizio s’era passati all’ipotesi della turbativa d’asta e anche il faro dell’Anac s’era acceso su quella proroga di sei anni, giustificata con l’investimento.
Monti, che era anche il responsabile del servizio e che, quindi, aveva potere di firma sui documenti, era intercettato e, durante una telefonata all’impiegata, s’accordò perché la determina che concedeva la proroga e quella dell’affidamento della direzione a una dipendente della cooperativa riportassero una data antecedente al 31 agosto. In realtà – ha testimoniato il sottufficiale che fece gli accertamenti – erano state materialmente redatte giorni dopo, con l’ultima modifica del file risalente all’8 settembre.
Che quei giorni fossero convulsi l’ha confermato l’ex segretario comunale, che tra agosto e settembre era stato interrogato due volte e che, al sindaco che glielo chiese, aveva confermato la circostanza, manifestando problemi nella proroga. Alle domande della difesa (avvocati Maria Grazia Medali e Bruno Stefanetti) sulla sua conoscenza dei fatti e degli atti -in ultima istanza, li ha firmati lui- l’ex segretario, che prima aveva detto di aver saputo il nome della nuova direttrice dalla procuratrice, ha riconosciuto la lettera che, inviatagli da Monti il 24 agosto, confermava la volontà di assumere la direttrice.
Per la dipendente l’accusa è di concorso in falso e nulla ha a che vedere con la turbativa d’asta. È una questione di documenti e di date, che sarà definita nelle prossime settimane. Il giudice Marianna Panattoni ha già fissato due udienze, per ascoltare gli altri testimoni e per la discussione, il 12 aprile e il 29 giugno.


