
VERBANIA - 07-03-2023 -- “Ci vuole un po’ di pioggia, ma non tutta insieme”. È la siccità la prima preoccupazione di Roberto Ferrari. A pochi giorni dall’apertura della stagione di Villa Taranto, il direttore auspica che la situazione climatica migliori, per tutti ma per il parco botanico in primis. “L’inverno è stato mite ma, in mancanza d’acqua, la gemmazione è in ritardo. I terreni sono secchi e, allo stato attuale, le fioriture non arriveranno prima d’una decina di giorni”.
Il 12 di marzo è una data un po’ anticipata per Villa Taranto, che di norma apriva ad aprile. “È una scelta concordata con gli altri operatori turistici del Lago Maggiore – spiega Ferrari –. Hanno aperto alberghi come il Des Iles Borromées e il Dino e domenica toccherà anche alle Isole Borromee. È giusto fare rete e coordinarsi”.
Del resto il parco botanico, che chiuderà i battenti il 5 novembre dopo 247 giorni, è una delle principali attrazioni della provincia e del bacino turistico del Verbano che, tuttavia, nell’anno record per il turismo, non ha fatto segnare la sua performance migliore. “Viste le premesse e l’uscita dalla pandemia, sono tutto sommato soddisfatto del 2022. Abbiamo avuto tra i 170 e i 180mila visitatori. Siamo indietro rispetto agli anni migliori pre-Covid, quando eravamo arrivati anche a 250.000, ma bisogna considerare diversi fattori”.
Uno, effetto del post-pandemia, è legato alle comitive. “Sono arrivati meno bus di gruppi organizzati, e sicuramente ci ha penalizzato e, in generale, abbiamo avuto un calo di stranieri controbilanciato dalle tante presenze italiane. Dobbiamo anche considerare la concorrenza: dal centro Italia in su ci sono 150 tra giardini e parchi botanici”.
L’Italia, da questo punto di vista, è un’eccellenza e ha un’offerta amplissima ma, anche se Villa Taranto resta tra i giardini più ammirati e apprezzati, un po’ ne soffre. “C’è anche un altro problema: la carenza di parcheggi. Quello sul lago è spesso occupato da chi va a correre o a passeggiare e, per noi, è un problema. Il turismo ha bisogno di infrastrutture e strutture. Ne stiamo parlando col Comune”.
Del turismo il parco botanico di Pallanza è anche un’impresa. “Con ricadute concrete sul territorio. Generiamo un indotto di 1,8-2 milioni l’anno, dando lavoro a persone del posto, impiegando aziende del posto e fornitori locali: quello che incassiamo resta qui”.
Mentre il giardino si appresta a uscire dal letargo e si attendono le prime fioriture delle bulbose (narcisi, giacinti, tulipani…), l’obiettivo del 2023 -che inizia senza rincari con il biglietto d’ingresso mantenuto a 12 euro- è confermare almeno l’anno precedente. “Confido quantomeno negli stessi numeri, anche se l’optimum sarebbe restare sempre sulle 200.000 presenze. Molto dipende anche dalla stagione, dal maltempo e dai giorni di apertura. Confidiamo nella pioggia a breve, che non sia un diluvio e che ci accompagni in una bella stagione”.


