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VERBANIA - 30-01-2023 -- In quantità imprecisate e a soggetti ignoti. Già vaghe nei capi di imputazione, le accuse si sono sgonfiate in aula, dove il carabiniere che svolse le indagini non ha saputo fornire elementi in più per corroborare le accuse, tanto che è stato lo stesso pubblico ministero a chiedere l’assoluzione.

Si conclude così, a più di cinque anni dall’avvio delle indagini, l’ultima tranche d’una inchiesta per spaccio di stupefacenti partita da Baveno. Seguendo la pista che indicava un locale pubblico come luogo di smercio di sostanze, a inizio 2017 i carabinieri di Stresa avevano iniziato a tenere sott’occhio il viavai del pubblico esercizio, documentando diversi episodi di cessione.

Gli accertamenti s’erano poi estesi ai clienti e ai loro contatti. Si era arrivati così a indagare 32 persone tra Verbania e il circondario. Di queste, 29 sono state rinviate a giudizio. La stragrande maggioranza ha scelto riti alternativi in udienza preliminare tra patteggiamenti, messa alla prova o rito abbreviato. I sei che, invece, avevano chiesto il proscioglimento e sono stati rinviati a giudizio dal gup, hanno affrontato il dibattimento, nel quale nessuna prova è emersa contro di loro. La Procura li ha indagati partendo dai cellulari di altri indagati, incrociando contatti e messaggi, nessuno dei quali ha fornito le prove di un’attività di cessione, come hanno evidenziato i loro difensori Massimo Giro, Alberto Pelfini, Christian Ferretti, Daria Zanoli e Massimo Manzini. Nessuna conferma è arrivata dal carabiniere e, alla fine, il giudice Ines Carabetta ha accolto le unanime richieste delle difese, ma anche del pm Anna Maria Rossi.

 


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