VERBANIA - 18-10-2022 -- Il fermo di Nerini è annullato, quello di Perocchio no, ma la custodia cautelare in carcere è eccessiva. È questa, in estrema sintesi, la sentenza con cui la Cassazione ieri, ha rivisto il provvedimento del Tribunale del Riesame di Torino (29 settembre 2021), che aveva ribaltato l’ordinanza del gip di Verbania (29 maggio 2021) sui fermi dei primi tre indiziati del disastro funiviario del Mottarone.
Gli Ermellini hanno stabilito che il fascicolo deve tornare a Torino. Per il titolare della Ferrovie del Mottarone si dovrà ripartire da capo, cioè dal ricorso della Procura contro la non convalida del fermo. Per il direttore tecnico andrà trovata una misura cautelare meno afflittiva del carcere.
Questa situazione, al di là dei tecnicismi giuridici e del braccio di ferro tra accusa e difese (introdurre nel processo una sentenza definitiva favorevole sulle misure cautelari agevolerebbe la Procura nel processo), nulla ha a che vedere sull’accertamento delle responsabilità.
Per quelle è in corso l’incidente probatorio e il confronto tra periti che, una volta concluso, permetterà alla Procura di valutare se e per chi chiedere il rinvio a giudizio.
Il quadro, nel frattempo, è mutato, tanto che ai tre indagati si sono aggiunte due società e altre nove persone fisiche.
Ciò di cui ancora si discute -e non ha più alcuna attualità essendo trascorso un anno e mezzo dai fatti- è se i tre indiziati dei giorni successivi al disastro dovessero essere privati in qualche modo della libertà personale. È importante sottolinearlo perché, non sono in discussione la colpevolezza o l’innocenza di alcuno. Ciò su cui ci si confronta in aula e a colpi di carte bollate sono le misure cautelari, quelle che vanno applicate solo se, sussistendo gravi indizi, vi sono i rischi di: inquinare le prove, fuggire, commettere ancora il reato.
Che è ben altra cosa rispetto a quel sentimento di pancia che una parte dell’opinione pubblica esprime soprattutto sui social network. Di fronte a 14 morti viene facile semplificare e gridare “in galera”. Ma siamo in uno stato di diritto in cui si è innocenti sino a prova contraria e le condanne, quando definitive, si scontano in carcere solo se ci sono tutte le condizioni.


