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lupo

BELLINZONA - 13.09.2019 - Consentire l’uccisione del lupo

anche nelle bandite di caccia e nelle riserve per gli animali selvatici. E’ questa la decisione espressa ieri sera (a maggioranza) dal Consiglio degli Stati -e subito si sono sollevate polemiche- secondo cui negli ultimi anni i branchi di lupi sono cresciuti in maniera significativa, con tutte le conseguenze del caso per gli allevatori ticinesi e non solo. Gli ultimi dati disponibili sono relativi allo scorso anno, quando nel Cantone sono stati 16 gli animali da reddito (pecore e capre) uccisi dal grande predatore, mentre nel corso di quest’estate, in alta Leventina, sono stati una cinquantina i capi predati. Vale ricordare che attualmente la legislazione prevede la possibilità di abbattere soltanto singoli lupi considerati “problematici”.

Ora la “palla” andrà al Nazionale, che dovrà discutere della revisione della legge sulla caccia nelle prossime sessioni. Ma in queste prossime settimane il fronte del “no” non starà in silenzio. Per le Associazioni in difesa dell’ambiente e della protezione degli animali, quanto deciso dal Consiglio degli Stati viene considerato un brutto colpo. In sostanza, a detta loro, ci si sarebbe spinti troppo oltre, “con il rischio di aprire la porta a innumerevoli abusi. Aprire la caccia senza confini o cacciare lupi in branco – sostengono gli animalisti - provoca effetti negativi all’agricoltura e all’ecosistema”. Fa eco il Wwf: “Ogni animale che provoca disturbo, in Svizzera, viene messo nella lista delle specie cacciabili. Non mi sembra un messaggio positivo da veicolare”. E si parla già di referendum.

 

 

 

 

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