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koraichi

ROMA – 10.02.2019 – Tre anni e quattro mesi per terrorismo.

È arrivata con la pronuncia della Corte di Cassazione la fine della vicenda giudiziaria che ha coinvolto, nell’aprile del 2016, la giovane mamma marocchina residente sul Verbano Wafa Koraichi. All’alba di una mattina di poco meno di tre anni fa le forze dell’ordine fecero scattare il blitz che portò all’arresto della 24enne che lavorava come inserviente in un albergo e che condivideva un appartamento in centro a Baveno con il marito pizzaiolo e con un bambino piccolo, arrestandola con la pesante accusa di far parte di una cellula dell’Isis. Con lei finirono in manette Abderrahim Moutaharrik e la moglie Salma Bencharki, che vivevano a Lecco; e Abderramane Karchia, residente nel Varesotto. Secondo il Ros dei carabinieri progettavano di unirsi alla guerra santa del Califfato e studiavano un attentato terroristico a Roma. Il ruolo della bavenese era di collegamento, contatto tra il fratello Mohamed –foreign fighter in Siria– e i coniugi lecchesi per fare avere a questi ultimi la tazkia, il via libera religioso per unirsi alla causa del Califfato.

Condannata in Appello a 3 anni e 4 mesi, Koraichi ha visto confermata la condanna anche dalla Cassazione. Sei gli anni stabiliti per Moutaharrik, 3 anni e 4 mesi per la consorte Bencharki; 5 anni e 4 mesi per Kachia.

 

 

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