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VERBANIA – 08.01.2019 – Si sono presentati stamane

sul piazzale della sede della Provincia per dire “no” alla richiesta di dissesto del Vco che, per loro imprenditori-creditori, sarebbe un disastro. Erano una ventina, rappresentanti di fatture inevase per circa cinque milioni di euro (in due ne fanno quasi la metà), coloro che hanno improvvisato un sit-in e chiesto di parlare ai vertici di un ente che, se nulla cambierà da qui a una settimana, dichiarerà il default e farà spazio a una trimurti di commissari prefettizi chiamati a liquidare la massa passiva di 32 e rotti milioni.

Il fallimento è un’opzione che li spaventa, ma che li lascia anche stupiti, increduli e… arrabbiati. Il primo a incontrarli, alla porta, è stato il sindaco di Cannobio e consigliere delegato all’edilizia scolastica Giandomenico Albertella. Gli imprenditori l’hanno incalzato chiedendogli come sia possibile che nella calza della Befana abbiano trovato come amara sorpresa –altro che carbone– un dissesto di cui non si era mai parlato. “L’abbiamo letto dai giornali e siamo caduti dalla nuvole – hanno spiegato –. Fino a ieri gli uffici hanno pagato le fatture arretrate (il Vco salda con un anno di ritardo, ndr), hanno certificato quelle da scontare in banca e hanno sottoscritto i contratti…”.

La prospettiva di incassare solo una percentuale (s’è ventilato il 40%, ma è una stima fatta sui numeri di altre Province già andate in default) dei soldi attesi è grave non meno delle conseguenze a breve. “Come facciamo con gli affidamenti in banca? E con i dipendenti e le loro famiglie? E i contratti in corso? Tutti si preoccupano se a gennaio gli impiegati della Provincia non prenderanno lo stipendio, ma noi siamo indietro di un anno e abbiamo, tra tutti, 300 operai da mantenere…”.

Dopo un primo colloquio Albertella li ha invitati ad accomodarsi e, insieme al presidente Arturo Lincio, li ha ricevuti mezzora dopo, fugando solo in minima parte i loro timori. Presidente e consigliere delegato hanno raccontato del buco di bilancio da 32 milioni “scoperto solo il mese scorso, quando la vecchia Amministrazione dichiarava un deficit di otto milioni”, e dei tagli che negli ultimi cinque anni hanno fatto perdere al Vco il 65% dei fondi statali, lamentandosi anche che nemmeno un euro dei 18 milioni di canoni idrici incassati dalla Regione dal Vco tornano sul territorio. E, pur spiegando che la richiesta di dissesto era una “provocazione”, finalizzata anche a “smuovere le acque”, non hanno potuto rassicurarli.

Tra le imprese più esposte c’è la Cogeis, azienda del Torinese che sta costruendo il ponte tra Cimamulera e Calasca, in Valle Anzasca. Ha fatture, tra arretrate e da mettere, per 1,5 milioni e attende di trasportare in Ossola il manufatto prefabbricato che ha commissionato: se la Provincia andrà in dissesto, dovrà mettere in cassa integrazione 15 persone, che potrebbero anche finire licenziate. Un’altra situazione grave è quella della Siscom di Arona, che deve essere pagata per i lavori di bonifica della frana caduta a Cavaglio Spoccia a fine 2017. Poi ci sono tutti gli imprenditori la cui opera garantisce salatura, sgombero neve e sicurezza di centinaia di chilometri di strade provinciali, la maggioranza montane.

Qualcuno ha suggerito di interrompere il servizio, qualcun altro ha invitato la Provincia a scrivere che, non potendo pagare, intende risolvere il contratto. È un terreno minato, perché poi sono in ballo le responsabilità in caso di incidenti con feriti o, peggio, morti. In concreto le parti si sono aggiornate a questa sera, quando ci sarà un nuovo incontro, propedeutico a quello di giovedì mattina in Regione. È a Torino che il Vco chiede il denaro per non fallire. “Ma serve una soluzione definitiva – ha detto Albertella –, non un palliativo per andare avanti un mese o due ed essere di nuovo da capo”. Le speranze sono al lumicino e rendono ancor più amara la riflessione che più d’uno ha fatto ad alta voce: fallire per colpa dello Stato che non vuole pagare quanto deve è assurdo e vergognoso.

 

 

 

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